La storia del CBM
Il CBM nasce nel 1984, su iniziativa di un gruppo di psicologi, assistenti sociali e educatori, dall'esperienza della prima comunità italiana di accoglienza per i bambini maltrattati, con l'appoggio del Comune di Milano. Scopo della cooperativa è di intervenire sulle situazioni di pregiudizio dei minori all'interno delle famiglie (maltrattamento e abuso intrafamiliare).
Dal 1984 al 1994 si sviluppano i principali servizi: accoglienza per i bambini maltrattati anche con le madri, lavoro di cura dei bambini e delle loro famiglie, linea telefonica 24 h su 24 per le segnalazioni; l'esperienza viene condivisa attraverso l'organizzazione di convegni e pubblicazioni e l'attività di supervisione agli operatori del settore diventa via via attività formativa. Già da allora CBM, pur essendo un organismo privato, si presenta come una risorsa al servizio della rete istituzionale. Nel 1995 viene aperta una seconda comunità nel distretto di Rho e un'unità specialistica per l'aiuto ai bambini vittime di abusi sessuali. Nel 1997 si aggiunge il Servizio di Spazio Neutro e incontri protetti, in collaborazione con il Servizio Sociale e della Famiglia del comune di Milano. La rielaborazione teorica della pratica accompagna tutte le attività del CBM che costituisce un centro di ricerca e documentazione, partecipando ad iniziative sia nazionali che internazionali.
Nel 1993 partecipa alla fondazione del CISMAI, il primo coordinamento nazionale dei servizi contro il maltrattamento infantile e partecipa ad organismi di consultazione nazionali.
Dal 2001 il CBM partecipa alla costituzione dei nuovi modelli organizzativi dei Servizi per la tutela dei minori; nel 2003 avvia una delle prime esperienze di gestione di un Servizio territoriale per l'aiuto ai minori e alle famiglie in difficoltà, in collaborazione con il Distretto di Rozzano (Provincia di Milano). Nel 2005 lascia la sede storica del quartiere Comasina di Milano e si trasferisce in centro città, avviando una collaborazione con l'Istituto Beata Vergine Addolorata per la gestione delle attività di accoglienza, che comprendono nuovi servizi, come gli appartamenti per l'autonomia, l'affido familiare e vengono potenziati le attività cliniche nelle situazioni di separazione conflittuale.